The debate on integration of Muslims in Italy is far behind and has begun on the wrong foot, in part because before speaking about concrete proposals it is necessary to know who at least will take part in dialogue, president of the Muslim foundation, Abdel Hamid Shaari, comments. Initiatives should be taken from the British government to establish a debate on seven thematic areas: extremism and radicalization, role of women and young people, mosques as resources for the community, education, relationships with the authorities responsible during emergencies, and the role of the local communities. Minister of the Interior Giuseppe Pisanu speaks about a Muslim Council, but we do not want to serve just the government and to “start from presupposed notions that various types of Islam exist”, one radical and one moderate. We want everyone at the table, to know with whom we will share the debate. Only then we will be able to speak about serious proposals. Milano – “Il dibattito sull’integrazione della comunit_ islamica in Italia _ molto arretrato ed _ cominciato con il piede sbagliato, tanto che prima di parlare di proposte concrete _ necessario sapere almeno chi prender_ parte al dialogo con le istituzioni”. Commenta cos_ – contattato da Apcom – il presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano, Abdel Hamid Shaari, le iniziative prese dal governo britannico di Tony Blair per instaurare un dibattito con la comunit_ musulmana del Regno Unito basata su sette aree tematiche: estremismo e radicalizzazione, ruolo delle donne e dei giovani, moschee come risorsa per la comunit_, istruzione, rapporti con le istituzioni che si occupano di sicurezza, ruolo delle comunit_ locali. “Non si pu_ discutere di proposte concrete se prima non si sa chi _ invitato a dialogare – afferma Shaari. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu parla di una Consulta islamica, ma non vogliamo che questa si trasformi in un organo ad uso e consumo del governo” costituita a partire dal presupposto che esistano “diversi tipi di islam, uno radicale e uno moderato. Noi vogliamo che al tavolo vengano invitati tutti, sapere con chi condivideremo il dibattito. Solo allora potremo parlare di proposte serie”. Secondo Shaari, esponente dell’Ucoii (Unione delle Comunit_ ed Organizzazioni Islamiche in Italia), in Gran Bretagna il dibattito _ pi_ avanzato perch_ “_ stato intrapreso da molto tempo e in condizioni diverse: la comunit_ britannica conta 4 milioni di persone e ha un radicamento pi_ antico. In Italia invece sono due anni che si parla di un’apertura al dialogo tra istituzioni e comunit_ islamica ma fino ad ora abbiamo assistito solo ad una politica di annunci cui non _ seguito alcun fatto. Noi abbiamo dato la nostra disponibilit_ a parlare con tutti, ora aspettiamo una mossa del governo”. Da cui, secondo Shaari, non _ ancora arrivata un’indicazione precisa su chi siano gli interlocutori. Non esiste forse un problema di rappresentanza del mondo islamico in Italia? Shaari non nega, affermando che nel nostro Paese “non c’_ ancora un Consiglio unico, ma solo tanti istituti e associazioni che a volte parlano con la stessa voce, altre volte non lo fanno”. Nasce da qui, secondo il presidente dell’Istituto milanese, la necessit_ che sia il Ministro, attraverso i prefetti, a riconoscere i possibili interlocutori e in seguito a chiarire quali di essi siano deputati a intervenire nel dibattito, ma “senza esclusioni”. Quello che ha in testa il governo, afferma, sembra invece “una confezione gi_ pronta”. Nelle attuali condizioni, secondo Shaari, la comunit_ islamica non _ in grado di mettere sul piatto delle proposte concrete. Fermi invece i principi che guideranno il dibattito, da parte dell’Ucoii: “Il nostro ruolo sar_ quello di orientare e consigliare i nostri correligionari, rendendo chiaro che cosa significa o non significa essere _ un buon musulmano. Abbiamo stretto un patto con lo Stato italiano – afferma il presidente dell’Istituto di viale Jenner – e ci siamo impegnati a rispettarlo. Chi esce dalla legalit_ e non rispetta i principi di libert_ affermati nella Costituzione italiana si chiama fuori dalla mondo islamico”. Domenica scorsa l’Ucoii ha approvato un documento di dura condanna del terrorismo che invita i musulmani a collaborare attivamente per debellare il terrorismo alla base, chiedendo ai fedeli di “relazionarsi lealmente con le istituzioni dello Stato” denunciando “progetti di attentati o formazione di gruppi a questa finalit_ costituiti ed organizzati, di cui si fosse venuti a conoscenza”.

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